Self-portraits in Berlin

Self-portraits in Berlin

Photography, Portrait, Analogue / Traditional, 21x26cm, 2012
Collage of self-portrait taken inside an original photographic boot from the ‘50/’60 found at the C/O Berlin International Forum For Visual Dialogues. Against digital photography, I decided to go back to the more physical traditional printing process, fascinated by snapshots that you can’t control nor delete on your digital camera and also by the fact you have to wait for 4 long minutes before getting your pictures printed and still wet. Pictures that prove your being here and now. “These pictures will last 50 years” as you can read on the old photographic boot: I was also fascinated by the idea these pictures have already an expiring date, which reminds us of memory and death, as photography itself does, capturing moments that are gone forever.
The choice of taking self-portraits is part of my personal artistic work, within which photography is used as the best way to know and express my own identity that also intends to be a mirror of others’ lives and emotions.

Comments 5

Stephanie Rose
1 year ago
Grazie Nat, sei molto gentile!! Anche a me manca molto la magia delle vecchie foto e l'attesa quasi febbrile di andare dal fotografo a ritirare le stampe...comunque c'è un grande recupero dell'analogico, anche attraverso le macchinette giocattolo come la Holga o la Diana, per fortuna!! A presto
Nat
1 year ago
Nat Artist
complimenti! hai recuperato un pezzo di passato, io stessa collezziono fototessere che vengono da quella macchina ormai rimpiazzata da queste che fanno foto tutte uguali quasi senz'anima, mentre in questa si poteva vedere la smorfia nel susseguirsi degli sguardi e nei gesti, non usciva mai uguale, come a voler descrivere un'attimo fuggente della nostra vita che passa per sempre... grazie!
Stephanie Rose
1 year ago
Grazie Gianfranco! Come sempre, oltre che bravissimo artista, ti dimostri anche critico acuto, capace di andare alla radice dell'opera..:)
Gianfranco ferlazzo
1 year ago
E' nella moltiplicazione dell'immagine-attraverso una vera "messa in scena " di un soggetto recitante con tanto di velo di supporto, una sorta di "racconto" dispiegato sulle ali dell'identità- che hai battuto la "antivitalistica":))) riproduzione di una macchinetta da tessera fotografica(che mortifica il soggetto rendendolo congelato e sideralmente lontano da ogni palpito vitale:)).L'idea della scelta di una cabina fotografica anni 50/60 è suggestiva e concettualmente intrigante per le sue implicazioni sulla scadenza temporale.Come tu hai ben evidenziato la morte è già parte del processo fotografico-perchè quell'istante ,quello dello scatto è perduto per sempre...Complimenti!
alberto bottura
2 years ago
Molto bello.

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