Mostre, Lodi, 15 May 2010
Articolo pubblicato il 27 Maggio 2010 - Pagina Cultura e Spettacoli del quotidiano " Il Cittadino " di Lodi e Sud Milano - di Marina Arensi.

* * *
" Il grembo sacro, in via Da Ponte la “madre Terra” vista da Daniela Loi

Una delle produzioni elaborate nella Sardegna prenuragica con scopo anche intenzionalmente artistico è rappresentata dalle statuine della “dea madre”. Sono figure femminili quasi sempre di piccola dimensione, concepite probabilmente come rappresentazione sacra della Terra vista come generatrice della vita, e nel cui grembo tutto torna ad essere accolto. Le troviamo, nella loro stilizzata iconografia, nei quadri di Daniela Loi esposti fino al 2 giugno nella galleria di via Oldrado da Ponte a Lodi. Lo spazio gestito da Ambrogio Ferrari approfondisce il percorso dell’artista cagliaritana, già ospitata in passato in varie collettive, presentando venti opere che si muovono tra simbolo e significato in direzione di un recupero dei valori ancestrali della cultura di origine, quelli sostanzialmente riferibili ad ogni civiltà, ma che affermano presenze più tangibili nella natura aspra e isolana della Sardegna. Per Loi si tratta di un discorso che chiama a raccolta gli elementi fisici di un’epica dei primordi, la terra innanzitutto, ma anche il mondo vegetale raccolto nelle fibre delle corde e dei tessuti che attraversano le tele, o i metalli delle profondità del suolo, in un tributo che diventa per la stessa autrice rigeneratore di energie e di memorie. La presenza dominante delle “madri”, piccole forme piatte essenzializzate nella terracotta o nel rame ossidato, dà senso alle ampie superfici fatte di tela grezza lacerate o caricate di materia, segnate da colori e tracce che assorbono tante esperienze artistiche del Novecento, prima fra tutte l’avventura dell’informale: messaggi di un sé che nella consistenza anche fisica di questo spazio metaforico trova la condizione per esprimersi. La “Dea mater”, la “Rupes mater” o la “Terrestris mater” sono ogni volta protagoniste di un’opera collocabile nel solco di una narrazione originata dal mito e dalla leggenda, e il filo e le corde che attraversano le tele come traiettorie di mappe astrali intessono dialoghi alludenti al tempo dell’oralità e delle immagini, e a ciò che l’ha preceduto. È il filo, anche quello avvolgente la terra delle sculture, a disegnare questa geografia vitale, e non a caso: Daniela Loi ha acquisito nella sua formazione la conoscenza artigianale dei filati e unisce all’attività pittorica la creazione di personali collezioni di tessuti, strutture tessili e abbigliamento. Ci saranno anche le sue opere, nell’edizione di “Naturarte” che prenderà avvio il prossimo giugno; nel frattempo la Loi è presente nella collettiva alla libreria FrancoAngeli, presso lo spazio milanese dell’Università della Bicocca, insieme ad altri artisti storici della galleria Ferrari come Kikoko, Paola De Luigi e Ivan Carella. "

Marina Arensi

sito : danielaloi.it

Commenti 0

Inserisci commento

E' necessario effettuare il login o iscriversi per inserire il commento Login