DANIELE AFFERNI
Personale dal 6 al 16 settembre 2011
Vernissage giovedì 8 settembre 2011 h. 20:00
Youtube:
Vernissage
http://www.youtube.com/watch?v=6AQ-L0r8ju0
Milano, Daniele Afferni e La libertà in un urlo
4 settembre 2011
Intervista di Rossella Di Marco
http://www.laprimapagina.it/wordpress/?p=16202
Voce pacata, occhi blu e una cascata di capelli neri, Daniele Afferni, 46 anni, quando parla di sè, racconta che fumetti e illustrazioni sono sempre state le sue grandi passioni. Lo hanno accompagnato tutta la vita, non le ha mai abbandonate e fin da piccolo il suo mondo è stato quello degli artisti. Tuttora, a Milano, dove è nato, si occupa di illustrazioni e di video montaggi per la pre-produzione riguardante il cinema.
Negli Anni ’90 ha iniziato a dipingere seguendo il filone dello stile neo-figurativo che magistralmente ha sempre impersonato attraverso quadri che “immortalano” scorci di città come New York o Hong Kong. Oppure visi o meglio facce, per lo più maschili, raffigurate nell’atto di urlare: con la bocca spalancata, i denti scoperti e gli occhi che fulminano nonostante spesso non abbiano sguardo.
“In realtà non si tratta di un grido di protesta”- tiene a precisare Afferni – “ma dell’espressione di una forza potente che vuole uscire dall’anima di creature per nulla malvagie.”
Forza che si ritrova anche nei colori che predilige come il rosso, il verde e il giallo, tinte capaci di rappresentare al meglio l’energia, il vigore e la potenza, ovvero il suo messaggio, che vuole essere un flash di positività, un vero e proprio urlo di riscatto.
Per Daniele Afferni la pittura non è un’operazione di linguaggio, ma una questione emotiva che deve fare pensare il cuore. “Dipingere mi permette di andare direttamente alla fonte del Vaso di Pandora” – spiega – “dove trovi la speranza, il nutrimento dello spirito, quello che mi piace chiamare futuro. Mi accade specialmente quando sulla tela dono la vita ai miei personaggi, gli stessi che fanno parte della cultura che ho respirato. Con le città le cose cambiano, avverto meno trasporto, meno libertà di espressione e di estro”.
Guardare un quadro, per Afferni significa saperlo sentire, facendolo proprio, perchè la pittura è sensazione in armonia con l’emozione soggettiva. Come quella che può scaturire stando di fronte ai dipinti di Caravaggio, dell’irlandese Bacon, del tedesco Freud, del francese Monet o dell’olandese Rembrandt, gli artisti che da sempre preferisce. Soprattutto Lucian Freud, che ama in particolare modo per i ritratti. “Era nipote del filosofo, è morto lo scorso luglio – racconta Afferni, un po’ dispiaciuto – “lo considero un grande maestro, ha contribuito prepotentemente a ridefinire l’arte figurativa contemporanea”.
La stessa corrente pittorica di Daniele Afferni, quella delle forme, dei visi e dei ritratti. Quella che il pittore milanese esporrà a Milano presso la Galleria Arting 159, durante la sua prima Personale, il prossimo 6 settembre, attraverso sei opere:
“A ntico Rosso”, “Inarrestabile”, “Che stanotte abbiano paura del caos, fratelli miei!”, “Urlo”, “Strano, neppure io posso vederlo” e “Nella stessa notte (un frammento)”.
Un’occasione da non perdere, all’insegna della realtà e della concretezza come una delle frasi ricche di suggestione che accompagnano i quadri di Afferni, scritta da un’amica dell’artista, che recita:
“Nella quotidianità dei gesti controllati
e delle relazioni corrette,
un urlo di riscatto e di liberazione.
Non perchè si vuole sfuggire alla vita
ma per dare voce anche alla parte più spudorata:
velocità, invenzione, forza
e rosso fuoco...”.










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